Noi tutti sappiamo che le scelte sono strettamente personali. Tutti quanti crediamo di essere liberi e di compiere atti che sono esclusivamente “nostri” e che quindi ci caratterizzano. Che dire allora delle preferenze alimentari? Se applichiamo lo stesso principio, potremmo pensare che ciò che scegliamo per alimentarci rifletta esclusivamente il nostro gusto peculiare e che quando ci troviamo a fare acquisti siamo direzionati proprio da questo. Ma come abbiamo costruito il nostro gusto? Quando stiamo per prendere qualche prodotto dagli scaffali del supermercato, ci fermiamo a riflettere su quello che stiamo facendo? Si tratta veramente di una nostra oculata scelta, o piuttosto è tutto il frutto di una risposta automatica condizionata dalla nostra famiglia, dalla nostra cultura, insomma da dove siamo cresciuti?
Nella nostra società viene considerato così normale mangiare certi tipi di alimenti, che non li mettiamo proprio in discussione. A quanti è capitato di mettere in discussione la pasta? O la pizza? O il pane acquistato fatto con farine che non solo non sappiamo quando sono state macinate, ma nemmeno quali additivi possono esserci stati aggiunti? Quanti vanno a comprare quel bel riso bianco brillato? O quell’orzo perlato? Questi bei nomi –brillato, perlato – nascondono una triste verità: si tratta di alimenti “morti”, che hanno subito tutta una serie di lavorazioni e trasformazioni che li hanno resi ormai privi di qualsiasi carica vitale. Sono quindi prodotti che non solo non apportano benefici al nostro organismo, ma anzi creano delle problematiche con cui saremo costretti a fare i conti nel tempo.

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Quali sono gli alimenti “morti” e che effetti hanno sulla nostra salute?

Iniziamo dai chicchi: quelli che hanno subito trasformazioni sono da inserire in questa categoria. Un chicco integrale, sia esso di riso, di farro, di avena o di altri cereali, ha in sé preziose sostante che servono al nostro metabolismo, ma ciò non vale per i cereali che sono stati lavorati per renderli più “commerciali”: questi infatti possono essere considerati solo calorie vuote. E questo “vuoto” ruba al nostro corpo una lunga serie di elementi: non trovando nel cibo le sostanze che servono per il nostro organismo, ce li sottrae, e così piano piano avremo sempre meno a disposizione il magnesio, le vitamine del gruppo B, lo zinco, il. manganese e molti altri ancora. Stiamo, infatti, diventando un grande popolo di “obesi denutriti”, con tutte le patologie connesse a questo stato. Anche per le farine si può dire la stessa cosa, dal momento che si tratta di “chicchi macinati”; le farine infatti iniziano ad “invecchiare” già dall’ottavo giorno dalla macinazione ed al quindicesimo sono completamente devitalizzate. Mangiare tutti questi alimenti morti danneggia fortemente la salute, dal momento che vengono sottratte sostanze vitali dai nervi, dai muscoli, dal sangue, dalle ossa, dal cervello, aprendo la strada a numerose malattie. Se lo si fa ogni tanto, naturalmente non è un problema (e con “ogni tanto” intendo il mangiare un piatto di pasta oppure un paio di fette di pane commerciale o una pizza una volta a settimana). Il fatto è che questo, almeno da noi in Italia, avviene molto più spesso: almeno una volta al giorno introduciamo nel nostro corpo prodotti di questo tipo, come pasta, pane, pizza, biscotti, cracker, grissini, fette biscottate e molti altri ancora Dobbiamo fermarci un attimo e riflettere, mettere in discussione ciò che troviamo già pronto, chiederci da dove proviene quel prodotto che troviamo negli scaffali, e cambiare direzione, fare scelte diverse. Prodursi farina da soli, a partire dal chicco vivo, non è poi così difficile (e non richiede molto tempo), basta avere un macina cereali a pietra, facilmente reperibile anche in internet o nei negozi specializzati. Si tratta poi anche di aprire la mente e sperimentare un nuovo modo di fare la spesa e di nutrirsi.


Quali sono i chicchi “vivi”?

Tutti i chicchi non trattati sono in grado di germogliare, quindi sono da ritenersi tali… provate invece a far germogliare un chicco di riso bianco poi ditemi cosa è accaduto! Niente! Può star lì anche 100 anni e sarà identico a prima. Invece un seme di riso integrale, o di farro (non perlato) o di grano, se messo nelle giuste condizioni, produce un piccolo germoglio, segno della sua vitalità.
La prima legge della nutrizione dovrebbe quindi riassumersi in 3 parole “Mangiate cibo vivo”. Dirigete il vostro sguardo (e la vostra pancia) verso ciò che va a nutrire il vostro corpo, la vostra mente, le vostre emozioni, i vostri pensieri. Scegliete ciò che è “più vicino alla terra”, ovvero più vicino all’aspetto che ha quando è stato raccolto. E naturalmente pensate anche a come lo trattate, questo cibo. Le eccessive temperature possono distruggere importanti elementi, specialmente vitamine idrosolubili ed alcuni preziosi minerali, ma anche enzimi, ormoni, complessi antiossidanti naturali, pigmenti. Una buona parte della nostra alimentazione quotidiana dovrebbe quindi prevedere l’utilizzo di cibo crudo.
Interessante (e da provare) è il “pane degli Esseni”, un pane “vivo” che può essere fatto quando si ha un po’ di tempo a disposizione e naturalmente d’estate quando le temperature lo permettono. Ecco qui il procedimento:
Bagnare il grano (o il farro) e lasciarlo tutta la notte umido; il giorno dopo metterlo al sole dal mattino alla sera; il giorno successivo macinarlo, impastare la farina ottenuta con poca acqua e farne delle cialde sottili da lasciare al sole dal mattino; dopo 3 ore girarle per farle “cuocere al sole” anche dall’altro lato.
Naturalmente questo è un processo lungo e può scoraggiare, ma si ottiene un pane buono, gustoso e “vivo”. Un altro modo per mantenere i cereali vivi è quello di utilizzare un essiccatore, impostando la temperatura sui 40°: in questo modo si mantengono le proprietà nutrizionali del chicco di origine.
Per concludere, cosa dovremmo quindi scegliere per il nostro nutrimento? Tutta la frutta e la verdura biologica (possibilmente a “km 0”), i cereali ed i legumi che non hanno subito processi di trasformazione (e che possono quindi essere consumati anche sotto forma di germoglio), la frutta oleosa in guscio, come le noci, le mandorle, i semi di girasole, ecc., sono tutte scelte a favore della salute e del benessere fisico e mentale. Pensiamoci, quando andiamo a fare la spesa.

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