Siamo entrati nell’autunno e, come ogni anno, questa stagione porta con sé la possibilità di essere presi da alcuni disturbi. Mal di gola? Raffreddore? Tosse? Certo, è probabile anche questi, se ci siamo intossicati durante tutta l’estate con tossine e pranzi ingombranti. Quello di cui vorrei parlare, però è un disturbo che si potrebbe manifestare a causa dell’accorciamento delle giornate: il SAD, ovvero il Disordine Affettivo Stagionale. Il minor numero di ore di sole potrebbe infatti avere ripercussioni sull’equilibrio di molecole che regolano l’umore, come la serotonina e la melatonina e generare sintomi quali: irritabilità, tristezza, forte malinconia, stanchezza, mal di testa e, ahimé, grande desiderio di dolci e di carboidrati in generale. Ed è proprio qui che ci inseriamo con la Psicoalimentazione®, che tiene conto delle sottili connessioni tra corpo, mente e anima. Niente è scisso, tutto è uno e per questo si può con certezza affermare che anche ciò che introduciamo nei nostri corpo come cibo va ad influenzare anche la nostra psiche e, dunque, anche il nostro umore.

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Cosa mangiare per sentirsi “al top” anche durante le giornate corte ed uggiose?

Molti prodotti di questa stagione sono pieni di vitamine e minerali utili: per esempio quelle del gruppo B, così importanti per dare energia all’organismo, si possono trovare nei vegetali a foglia verde, nei cavoli, nelle banane e naturalmente anche nei cereali integrali (riso integrale, farro, miglio, avena, ecc.). Per una bella iniezione di vitamina C  possiamo trovare in autunno gli agrumi, i cachi, le melagrane, la zucca. E se proprio si viene assaliti dalla “fame nervosa” evitiamo di dirigerci verso alimenti raffinati o verso i dolciumi: questo infatti provoca un innalzamento repentino della glicemia, che ha come conseguenza un picco insulinico: la grande quantità di insulina secreta fa sì che i livelli di glucosio nel sangue scendano velocemente e questo provoca un nuovo desiderio di dolci per compensare. Inoltre il rischio è che si crei nel tempo una resistenza insulinica che crea un’alterazione dei neurotrasmettitori. Quindi, in sintesi: evitare tutti i cibi raffinati, come pasta/pane/pizza;  utilizzare semi oleosi come le mandorle o le noci come spezzafame, ricchi di omega 3 che influenzano positivamente l’umore (senza però esagerare nelle quantità); utilizzare i legumi, anche freschi; iniziare sempre i pasti con verdure crude (questo permette di contrastare l’eventuale acidificazione di quello che viene ingerito come pasto principale); utilizzare cereali “vivi”, in chicco, come farro e orzo non perlati, il riso integrale, il grano saraceno o il miglio per fare alcuni esempi. E qui mi piace introdurre una parola giapponese: il temine Wa  sta a significare pace, armonia e i due ideogrammi che lo rappresentano significano, rispettivamente “chicco, grano” e “bocca”. Interessante, no?

Naturalmente è importante, proprio per alzare il tono dell’umore fare anche dell’attività fisica ed esporsi al sole nelle ore centrali della giornata, tempo permettendo. Una sana camminata all’aria aperta con le spalle dritte e lo sguardo bene in avanti (e non con spalle ricurve e occhi bassi) permette di risollevare il tono dell’umore. Se poi iniziamo la mattinata ripetendo il mantra “Io mi amo e mi accetto così come sono”, staremo ancora meglio: l’amore per se stessi è proprio il primo passo verso l’armonia, la bellezza ed il senso di pace, libertà e felicità.

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