Vitamina D e invecchiamento: uno studio sui telomeri apre nuove prospettive. Cosa sappiamo su cellule, muscoli, cervello e integrazione.

Siamo abituati ad associare la vitamina D soprattutto alla salute delle ossa. Uno studio pubblicato nel 2025 sull’American Journal of Clinical Nutrition ha però aggiunto un elemento decisamente più sorprendente: la vitamina D potrebbe avere un ruolo anche nei processi di invecchiamento cellulare.

Al centro della ricerca ci sono i telomeri, piccole strutture poste alle estremità dei cromosomi, paragonabili ai cappucci che proteggono le estremità dei lacci delle scarpe.

Con il passare del tempo i telomeri tendono ad accorciarsi. Per questo la loro lunghezza viene studiata come uno dei possibili indicatori dell’invecchiamento biologico.

Ed è proprio qui che entra in gioco la vitamina D.

Vitamina D, telomeri e invecchiamento: lo studio VITAL

I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 1.000 persone che partecipavano al grande studio americano VITAL.

Una parte dei partecipanti assumeva 2.000 UI di vitamina D3 al giorno, l’altra un placebo.

Dopo quattro anni, nel gruppo che aveva ricevuto vitamina D i telomeri dei globuli bianchi si erano accorciati mediamente di 140 paia di basi in meno rispetto al gruppo placebo.

Un risultato interessante perché suggerisce un possibile effetto della vitamina D nel rallentare l’erosione dei telomeri.

Il National Institutes of Health ha sottolineato che, sulla base di precedenti stime sull’accorciamento dei telomeri, questa differenza potrebbe corrispondere fino a circa tre anni di invecchiamento cellulare.

Tre anni in meno sulla carta d’identità biologica? Sarebbe bello poterlo affermare così facilmente.

Il dato racconta qualcosa di più preciso: in questo studio le cellule delle persone che assumevano vitamina D hanno mostrato una minore perdita di lunghezza telomerica. Serviranno altre ricerche per capire quanto questo risultato possa tradursi in un reale vantaggio sulla salute e sulla longevità.

Resta comunque un’indicazione affascinante.

Perché i telomeri sono così interessanti

Ogni volta che una cellula si divide, i telomeri tendono progressivamente ad accorciarsi.

Quando diventano troppo corti, la cellula perde parte della propria capacità di replicarsi e può entrare in senescenza cellulare, uno dei processi coinvolti nell’invecchiamento.

La velocità con cui avviene questo accorciamento è influenzata da molti fattori.

Stress ossidativo e infiammazione cronica, per esempio, possono favorire il deterioramento dei telomeri. Movimento, alimentazione, sonno, esposizione al fumo, stress e condizioni metaboliche partecipano a loro volta al terreno biologico nel quale le nostre cellule vivono e invecchiano.

È uno dei motivi per cui trovo riduttivo parlare di longevità concentrandosi su una singola sostanza.

Invecchiamo come sistema.

La vitamina D è molto più di una vitamina per le ossa

La vitamina D ha una caratteristica particolare: nell’organismo agisce attraverso recettori presenti in numerosi tessuti e la sua forma attiva, il calcitriolo, ha un comportamento simile a quello di un ormone.

Partecipa al metabolismo del calcio e alla salute dello scheletro, ma interviene anche nella funzione muscolare e nella regolazione della risposta immunitaria.

I suoi recettori sono presenti anche nel cervello.

Diversi studi hanno osservato associazioni tra bassi livelli di vitamina D e condizioni metaboliche, cardiovascolari, immunitarie e neuropsichiche. Le associazioni, da sole, raccontano però solo una parte della storia: resta fondamentale capire quando la vitamina D abbia un ruolo causale e quando rappresenti uno dei molti fattori coinvolti.

Lo studio sui telomeri aggiunge oggi un nuovo tassello a questo quadro.

Vitamina D, muscoli e invecchiamento

Con il passare degli anni, preservare la massa muscolare diventa una delle strategie più importanti per mantenere autonomia e qualità della vita.

Una carenza importante di vitamina D può essere associata a riduzione della forza e debolezza muscolare, soprattutto nelle persone anziane.

Questo aspetto mi interessa particolarmente anche pensando alla menopausa.

Con la riduzione degli estrogeni aumenta l’attenzione verso la salute ossea, ma spesso ci si concentra moltissimo sull’osso e molto meno sul muscolo.

E invece il muscolo è un vero organo della longevità.

Allenarlo significa lavorare sulla forza, sulla sensibilità insulinica, sull’equilibrio, sul metabolismo e, indirettamente, anche sulla protezione dello scheletro.

Vitamina D, movimento ed esercizio contro resistenza entrano quindi nello stesso scenario: invecchiare mantenendo un organismo metabolicamente e fisicamente attivo.

Anche la luce fa parte della nostra biologia

Una quota importante della vitamina D viene prodotta dalla pelle grazie all’esposizione ai raggi UVB.

Questo crea un collegamento interessante tra luce, ambiente e biologia.

Passiamo molte ore in ambienti chiusi, davanti agli schermi, spostandoci spesso dall’auto a un altro spazio chiuso. La nostra fisiologia, però, si è sviluppata in un rapporto continuo con la luce naturale.

La quantità di vitamina D prodotta dalla pelle dipende da stagione, latitudine, età, pigmentazione cutanea, superficie esposta e altri fattori individuali.

Anche l’alimentazione può contribuire. Per chi segue un’alimentazione vegetale le fonti comprendono soprattutto funghi esposti ai raggi UV e alimenti fortificati, mentre la vitamina D3 utilizzata negli integratori può essere ottenuta anche dai licheni.

La vitamina D all’interno di un sistema

Lo studio sui telomeri apre una prospettiva interessante, soprattutto perché ci ricorda quanto siano intrecciati i diversi livelli della nostra biologia.

Una molecola legata alla luce solare dialoga con ossa, muscoli, sistema immunitario e, forse, anche con alcuni dei meccanismi attraverso i quali le nostre cellule invecchiano.

È questa visione che trovo più interessante.

Possiamo cercare l’integratore più promettente, il nutriente del momento o la nuova molecola della longevità. Possiamo anche guardare all’organismo per quello che è: una rete nella quale alimentazione, movimento, luce, sonno, stress e stati interiori si influenzano continuamente.

La vitamina D rappresenta un tassello di questa rete. Lo studio sui telomeri ci offre un motivo in più per continuare a studiarla.

Fonti 

Zhu H. et al. Vitamin D3 and marine ω-3 fatty acids supplementation and leukocyte telomere length: 4-year findings from the VITamin D and OmegA-3 TriaL (VITAL) randomized controlled trial. American Journal of Clinical Nutrition, 2025.

National Heart, Lung, and Blood Institute – NIH. Vitamin D supplements may slow cellular aging, 2025.

I corsi della Psicoalimentazione®